B&B Ragusa - Bed and Breakfast Terrazza dei sogni - Scicli

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Scicli

Incastonata tra tre valli (val di Modica, Santa Maria la Nova e San Bartolomeo) sorge la meravigliosa perla barocca, dalle forme di un eccelso presepe vivente: Scicli, la quale conta poco più di venticinquemila abitanti. Così come Ragusa e Modica, Scicli, ha il privilegio di essere città patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.
Le origini del nome, poco chiare, rimandano ad una storia remotissima. Secondo alcuni il nome Scicli indicherebbe l’antica popolazione dei Siculi con l’appellativo di Siclis; secondo altri sarebbe possibile identificare questo centro con Casmene, una delle sub colonie di Siracusa.
Cosa visitare a Scicli:
 
Chiesa di San Matteo: simbolo di Scicli e chiesa madre fino al 1874, è dislocata sul colle San Matteo. E’ l’edificio ecclesiastico più antico della città. Purtroppo, le antiche architetture che avrebbero potuto testimoniare il periodo esatto della sua fondazione furono occultate, coperte e rifatte diverse volte a causa dei terremoti, ma antichi documenti tramandati da scrittori del tempo testimoniano l'esistenza della chiesa già a partire dall'anno 313 d.c. con la diffusione del libero culto del Cristianesimo. Dalla chiesa si ha una vista straordinaria della città immersa tra le valli.

Chiesa di San Giovanni Evangelista: adiacente al Palazzo Comunale si trova la Chiesa di San Giovanni Evangelista. Essa fu fondata prima del 1300, distrutta con il terremoto del 1693 e ricostruita nella seconda metà del ‘700. La facciata ha un'impaginazione concavo convessa e presenta tre ordini, doppie semicolonne ne accentuano lo sviluppo verticale evidenziando lo stacco tra il partito centrale, convesso, e i due laterali, concavi. L'interno, a pianta ovale, ha una fisionomia neoclassica. Ai lati, tra le semicolonne, addossati alle pareti curve, sono collocati quattro altari. La volta, a guscio di noce, presenta una decorazione ricca di stucchi e dorature ben lontani dal clima culturale tardo barocco. Inoltre, presso la sacrestia, è conservata un'opera del XVII secolo, il cosiddetto "Cristo di Burgos", di probabile provenienza spagnola che raffigura un Cristo crocifisso con la sottana sacerdotale, iconografia molto rara in Italia.

Chiesa di San Bartolomeo Apostolo: inserita in uno scenario di rara bellezza, nella "cava" omonima, la cui facciata a torre dei primi dell'Ottocento riprende temi già sviluppati a Ragusa da Rosario Gagliardi (Duomo di S. Giorgio) e da fra' Alberto Maria San Giovanni Battista (Chiesa di S.Giuseppe) entrambi a Ibla. L'interno è ad unica navata a croce greca e si presenta in stile sostanzialmente tardo barocco-rococò; custodisce un ciclo di stucchi che vanno dal Settecento all'Ottocento.

Chiesa di Santa Maria La Nova: di origine antichissima, molto verosimilmente bizantine, si trova nella cava omonima. La maggior parte delle notizie che abbiamo sono riferibili all'edificio seicentesco e alle successive ricostruzioni. Cronologicamente ultima architettura ecclesiastica di notevole valore storico-architettonico, la chiesa presenta una facciata a tre ordini divisa in tre comparti da lesene.
Nel primo ordine si apre l'imponente portale incorniciato da lesene in capitelli ionici, il secondo ordine mostra un finestrone inquadrato da lesene di eguale stile , il terzo ordine, infine, termina nella torre campanaria ornata da ghirlande e da una balaustra in pietra locale. L'interno neoclassico è frutto dell'ultima grande ricostruzione (preceduta dalla ricostruzione seicentesca e da quella settecentesca post 1693), si presenta come una enorme aula voltata alla quale fanno capo tre cappelle cupolate per lato; queste sono comunicanti e costituiscono in una visione assiale delle navate laterali.

Piazza Italia: centro della città, circondata da bellissimi palazzi settecenteschi e dominata dalla imponente rupe calcarea sulla quale sorge l’antica chiesa di San Matteo. Su un lato della piazza non si può far a meno di notare la bella chiesa Matrice dedicata a San Ignazio.

Sull’altro lato della piazza sorge: Palazzo Fava il quale presenta un prospetto tardo-settecentesco caratterizzato e impreziosito dalla ricca decorazione del portale centrale. Un elemento di singolare importanza e bellezza è dato dalle mensole poste a sostegno del balcone che si affaccia sulla Via San Bartolomeo: esse presentano due grifi e due cavalli alati con code pisciformi, sostenute da teste barbute, databili intorno al 1730.
 

Palazzo Beneventano: definito da Sir Anthony Blunt, il più bel palazzo del barocco siciliano, sito ai piedi del colle San Matteo. Il palazzo presenta scenografici balconi dalle particolari inferriate panciute sostenuti da mensoloni che raffigurano animali fantastici. Le finestre del piano inferiore presentano invece nell'arco di volta mascheroni e  caricature umane. In cima a questo svetta lo stemma coronato dei Beneventano decorato da due teste di mori, divenuto uno dei simboli della Città.

Palazzo Municipio: realizzato tra il 1902 e il 1906 nel luogo dove anticamente si trovava il Monastero delle Benedettine, annesso alla Chiesa di San Giovanni Evangelista. 
Nonostante il contrasto dei volumi tra la struttura municipale, che si estende seguendo un'immaginaria linea verticale, e l'attigua Chiesa di San Giovanni Evangelista, l'intero complesso non appare dissonante. Questo è l'unico monumento civile all'interno di uno spazio religioso e aristocratico. Negli ultimi anni il palazzo ha acquistato una considerevole notorietà, essendo divenuto set cinematografico della fiction "Il commissario Montalbano", personaggio nato dalla penna dello scrittore siciliano Andrea Camilleri.

Palazzo Spadaro: appartenuto alla Famiglia Spadaro originaria di Modica, spostatasi a Scicli nel XVII secolo, fu costruito a più riprese durante il 1700.
La facciata presenta otto balconi con inferriate convesse in ferro battuto con particolari modanature rococò a motivi geometrici e floreali. Questa particolarità delle inferriate è dovuta ad un'esigenza di ergonomicità per facilitare le dame ad affacciarsi dai balconi visti gli abiti sontuosi dell'epoca. Il portone principale, presenta una decorazione ricca dove si può vedere il simbolo della famiglia Spadaro, un leone rampante. Gli interni sia sul piano architettonico che su quello puramente decorativo sono da riferire a rimodulazioni del XIX secolo. Ad oggi visitabile e sede di numerose mostre temporanee.

Museo dei costumi: sicuramente, per conoscere meglio e scoprire maggiori tradizioni di questa splendida terra, vale la pena andare a vedere questo museo, il quale è frutto di una ricerca etnografica condotta sul territorio ibleo da oltre un decennio.
Il museo espone abiti d’epoca, cappelli e accessori vari, riviste e stampe di moda, documenti, materiale di interesse etnografico (ad esempio il telaio con il suo ciclo lavorativo) che ricompongono la storia, la cultura e le tradizioni del territorio ibleo.