B&B Ragusa - Bed and Breakfast Terrazza dei sogni - Prodotti tipici ragusani da gustare

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Prodotti tipici ragusani da gustare

Condizionata dalla particolare posizione geografica, l’economia ragusana è principalmente basata  sull’agricoltura e sull’allevamento, grazie al clima favorevole ed al terreno fertile rendendo così i prodotti di questo territorio unici per qualità. I prodotti caseari, specialmente col tipico Formaggio Ragusano DOP, dall’inconfondibile forma a parallelepipedo e dal caratteristico sapore frutto di secoli di esperienza, è ancora ottenuto con metodi artigianali e lavorato da mani esperte. Le “forme” di caciocavallo vengono tenute in salamoia per circa sessanta giorni trascorsi i quali vengono appese, legate a due a due, ad una trave (da qui il nome “cacio a cavallo”). Dopo una stagionatura di almeno sei mesi il formaggio è pronto per essere portato in tavola.
 
Un altro importante prodotto del ragusano è il miele, caratteristico quello di “satra” un odoroso cespuglio che vegeta sui nostri altipiani.
 
Tra i primi piatti, primeggia la pasta fresca fatta in casa; un tempo, se ne riconoscevano almeno una cinquantina di varietà. Tra tutti, tipici sono i Cavati con stufato di maiale (Cavatieddi cò sùgu) fatto cuocere con estratto di pomodoro locale; un piatto dal sapore robusto, talvolta insaporito con pepe rosso, che conviene accompagnare sempre con stille di vino Cerasuolo. Con lo stesso sugo vengono insaporiti anche i ravioli di ricotta, aromatizzati, all’interno con foglioline di maggiorana, a Modica, oppure addolciti con lo zucchero, a Ragusa.
 
Piatti importanti, un tempo opere d’arte della cucina, sono i timballi di maccheroni o di riso. La loro crosta dorata racchiude ogni gustosità che è possibile immaginare in cucina.
Anche ai Legumi è riservato un posto d’onore. Piatti poveri, che riuscivano a soddisfare le esigenze quotidiane di una volta, sono preparati nei più svariati modi, riuscendo sempre ad essere nobilitati al rango dei piatti più prelibati. Ceci e fave sono i piatti più glorificati. Le fave si sposano bene con pappardelle di pasta fresca, insaporite con olio di oliva IGP di Chiaramonte Gulfi e pepe rosso, localmente chiamate  pasta ché lolli; altrimenti cotte fino a ottenere una sfarinata: Maccu. Oltre che in minestra, i ceci sono, invece preparati assieme a riso, ricotta, formaggio e pasta: Tianu, così chiamato per il nome della pentola di terracotta sul quale viene cotto.
 
Tra le carni, il maiale  è il più magnificato; si preparano ottime salsicce, tipica è la gelatina di carne di maiale. La cucina della provincia di Ragusa è fatta di sorprese. Mai fermarsi in superficie! Alla cucina delle sorprese appartengono le costate di maiale ripiene. Appaiono rigonfie al centro, come se fossero pronte ad esplodere. L’elenco con carni ripiene potrebbe proseguire, con il falso magro, il polpettone, il gallo ripieno.
 
Del buon pescato fresco è possibile trovarlo sempre nei mercati di Donnalucata e Scoglitti. Tipica è la preparazione delle seppie: svuotate e riempite con un impasto di riso, pangrattato, piselli e uova: seppie ripiene oppure fatte cuocere dentro focacce assieme a spaghettini e mollica di pane: ‘mpanata ri sicci.
 
Relegate al ruolo di “rustici” o "street food" l'eccellenza di cui tutti i ragusani ne vanno fierissimi le focacce o scacci, sono, invece, vere e proprie pietanze che riescono a coprire le esigenze di un pasto completo. I ripieni possono essere tra i più vari: la classica con pomodoro e caciocavallo ragusano oppure con cipolla e pomodoro, con ricotta e salsiccia, con broccoli o spinaci e altro ancora. Non mancano poi le ‘mpanate con carne (agnello, pollo o tacchino) o pesce (anguilla o palombo), in genere riservate nei giorni di pasqua.
Pachino è città famosa per la produzione del ciliegino, varietà di dolcissimi pomodori a grappoli. E’ possibile reperire anche in zona diverse conserve, quali il pomodoro essiccato o l’estratto, passato di pomodoro quale lo stufato di carne di maiale. I pomodori secchi possono essere serviti ripieni con mollica e, poi, fritti.
 
Nei luoghi di mare, primeggia la “ghiottacon polipo e patate: polipo, già sbollentato e tagliato a pezzetti, fatto cuocere con salsa di pomodoro, aglio, peperoncino e tocchetti di patate. Con il brodo della “ghiotta” si prepara anche pasta o il riso. Ottima la pasta con bottarga o con acciughe salate e mollica; gustoso, infine, il tonno con la cipollata, filetto di tonno rosolato, unito a cipolla e sugo di pomodoro e saltati, poi, insieme in padella.
 
Dalla tipica cottura con forno in pietra proviene anche il pane, dalle forme e dimensioni particolari e dall’inebriante profumo di grano.
 
Ricca è, poi, l’offerta dei dolci, veri e propri giacimenti gastronomici dove la storia ha lasciato, indelebili, le sue tracce. Tanta celebrata è la cioccolata artigianale che si produce Modica secondo ancora la antica lavorazione azteca, così come fu importata dagli spagnoli nel XVII secolo. La cioccolata è impiegata anche assieme ad un trito finissimo di carne per preparare le ‘mpanatigghie, dolci a forma di semiluna. Di origine araba è, invece, la giggiulena, un torrone preparato con semi di sesamo e miele, aromatizzato con scorzette sottili di arance.


 
Non mancherà, di certo, il torrone di mandorle nelle due varietà, abbrustolito e bianco, quest’ultimo prodotto a Giarratana. Largamente utilizzata è la mandorla: dai biscotti ricci, agli amaretti, ai caratteristici passavulanti, biscotti di mandorla abbrustolita, a dolci di riposto, pasticcino di pasta reale ricoperti di una colorata glassa di zucchero. A base di mandorle tritate è anche il biancomangiare, dolce preparato con amido, acqua e zucchero, lasciato rapprendere e servito come dessert alla fine di un pasto.
 
L’intenso aroma e sapore del miele di carrubo, che qui trova la sua esclusiva zona di produzione, è esaltato nei tipici mustazzola di Scicli, preparati con un impasto di farina e miele o vino cotto, farciti con trito di mandorle e cosparse abbondantemente con miele e polvere di cannella. Biscotti a forma di “esse” sono, invece, i nucatoli a Modica e i mucatoli di Ragusa, ripieni di un trito di fichi secchi, noci, mandorla e miele. Con mosto d’uva e farina si prepara la mostarda; versata dentro le forme di terracotta e lasciata asciugare al sole si consumerà come la più celebre marmellata di cotogne.
 
A base di crema o di ricotta sono, poi, i cannoli e le teste di turco, grandi bigné che una volta assumevano le dimensioni di una piccola testa.